Durante la lunga e bellissima tournée di 'Precise
Parole', molte volte è capitato che chi era venuto a trovarmi
in camerino dopo lo spettacolo - colleghi, amici o pubblico,
non fa differenza - mi chiedesse: "e dopo Otello?"
E quando ho cominciato a rispondere: "Traviata",
ho colto reazioni diverse, sì, ma tutte incuriosite, anzi,
come folgorate da un'idea tanto stravagante, eppure tanto
ovvia, quasi inevitabile.
Ma certo, "Traviata": e che altro?
Come Otello, è una storia universale che tutti credono di
conoscere: eppure, quando ti metti a raccontarla con passione
ed esattezza, scopri un'infinità di dettagli, sguardi, intenzioni,
letture possibili. In più è una storia profondamente radicata
nel nostro immaginario, nella nostra cultura alta ma anche
nella meravigliosa memoria 'nazionalpopolare' che è fatta
di libretti d'opera, di loggioni, di arie imparate da bambini
in forma di ninnenanne, di frasi improbabili eppure diventate
nostre, come una sorta di lessico familiare che riappare
imprevisto e imprevedibile ("Questa donna pagata io
l'ho", "Parigi, o cara, noi lasceremo"...)
E' una storia d'amore, appassionante e disperata ma anche
lievemente irritante, con tutti quei non detti e soprattutto
quel dissennato fidarsi dell'intuito maschile: "Amami
Alfredo, quanto io t'amo..." brava , ma se non glielo
spieghi per bene, quanto lo ami, come puoi pretendere che
lo capisca da solo?
Ed è, come Otello, una storia assolutamente attuale. Non
solo le Traviate, Margherite o Violette che siano, sono
disperatamente alla ricerca di un ruolo, un'identità, una
legittimazione, uno straccio di famiglia (diciamoci la verità,
bersi quella storia della cognatina ripudiabile, ma via...);
ma le loro eredi sono -ancora oggi- al centro di una infinita
quanto ipocrita battaglia sociale che le vorrebbe di volta
in volta redimere o fiscalizzare, senza mai, MAI porsi la
questione di coloro che —ancora oggi!— non possono fare
a meno di comprarsi, insieme al corpo delle donne, un'identità
virile.... Come dice De Andrè:
"Banchieri, pizzicagnoli, notai coi ventri obesi e
la mani sudate / coi cuori a forma di salvadanai, noi che
invochiam pietà, fummo traviate./ Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca / ed avevamo gli occhi
troppo belli: che la pietà non vi rimanga in tasca..."
Oh sì, dopo "Otello" non poteva che essere! "Traviata".