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"Traviata" L'intelligenza del cuore
Regia di Gabriele Vacis

Durante la lunga e bellissima tournée di 'Precise Parole', molte volte è capitato che chi era venuto a trovarmi in camerino dopo lo spettacolo - colleghi, amici o pubblico, non fa differenza - mi chiedesse: "e dopo Otello?"
E quando ho cominciato a rispondere: "Traviata", ho colto reazioni diverse, sì, ma tutte incuriosite, anzi, come folgorate da un'idea tanto stravagante, eppure tanto ovvia, quasi inevitabile.
Ma certo, "Traviata": e che altro?
Come Otello, è una storia universale che tutti credono di conoscere: eppure, quando ti metti a raccontarla con passione ed esattezza, scopri un'infinità di dettagli, sguardi, intenzioni, letture possibili. In più è una storia profondamente radicata nel nostro immaginario, nella nostra cultura alta ma anche nella meravigliosa memoria 'nazionalpopolare' che è fatta di libretti d'opera, di loggioni, di arie imparate da bambini in forma di ninnenanne, di frasi improbabili eppure diventate nostre, come una sorta di lessico familiare che riappare imprevisto e imprevedibile ("Questa donna pagata io l'ho", "Parigi, o cara, noi lasceremo"...)
E' una storia d'amore, appassionante e disperata ma anche lievemente irritante, con tutti quei non detti e soprattutto quel dissennato fidarsi dell'intuito maschile: "Amami Alfredo, quanto io t'amo..." brava , ma se non glielo spieghi per bene, quanto lo ami, come puoi pretendere che lo capisca da solo?
Ed è, come Otello, una storia assolutamente attuale. Non solo le Traviate, Margherite o Violette che siano, sono disperatamente alla ricerca di un ruolo, un'identità, una legittimazione, uno straccio di famiglia (diciamoci la verità, bersi quella storia della cognatina ripudiabile, ma via...); ma le loro eredi sono -ancora oggi- al centro di una infinita quanto ipocrita battaglia sociale che le vorrebbe di volta in volta redimere o fiscalizzare, senza mai, MAI porsi la questione di coloro che —ancora oggi!— non possono fare a meno di comprarsi, insieme al corpo delle donne, un'identità virile.... Come dice De Andrè:
"Banchieri, pizzicagnoli, notai coi ventri obesi e la mani sudate / coi cuori a forma di salvadanai, noi che invochiam pietà, fummo traviate./ Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca / ed avevamo gli occhi troppo belli: che la pietà non vi rimanga in tasca..."
Oh sì, dopo "Otello" non poteva che essere! "Traviata".

Lella Costa  marzo 2002

 
 

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