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Precise Parole
Regia diGabriele Vacis |
“Complesso
è il mondo”, diceva Carlo Emilio Gadda. E se lo era il suo,
figurarsi il nostro. Eppure succede che in questo mondo sempre
più complesso si tenda costantemente a una spaventosa semplificazione.
Tutto questo deve essere rapido, conciso, facile. Ci viene continuamente
chiesto di spiegare le cose “in due battute”, possibilmente
“brillanti”: che si tratti della guerra, della fame, dell’immigrazione,
non importa. “Ci dica, in due parole...” Ma ci sono cose che
non hanno un nom, hanno una storia.
E se non ti prendi la briga di impararla, quella storia, poi
succede che non capisci neanche le cose. Per fortuna la memoria
del mondo è piena di racconti di storie, grandi affabulatori
che attraverso la letteratura e il teatro ci hanno affascinato
con racconti e trame e personaggi e tragedie e passioni. E noi
li ascoltiamo fino alla fine col cuore rapito e la testa che
gira, e alla fine solo alla fine ci rendiamo conto di avere
anche capito delle cose. Più o meno da qui prende l’avvio l’idea
di questo spettacolo, che è poi il racconto di Otello.
Lui, quello di Shakespeare, il celebre Moro di Venezia. Che
poi la trama sembra una pagina di cronaca del nord-est
italiano di oggi con un pizzico di sceneggiatura di “Indovina
chi viene a cena”: una storia d’amore controversa tra una nobildonna
veneziana giovane e bella e un immigrato di colore che trova
un impiego di una certa responsabilità in un’impresa a partecipazione
statale. Il trasferimento in un’isola del Mediterraneo, e lì,
in pochissimi giorni, la tragedia: per cause che ci sfuggono
l’immigrato perde la testa e massacra la giovane moglie un attimo
prima di togliersi lui stesso la vita. Ne parliamo dopo la pubblicità.
Una tragedia della gelosia, certo, si sa.
Ma forse anche del linguaggio. Il tradimento, prima di tutto,
è quello delle parole.La spregiudicatezza di Iago contro la
rettitudine di Otello.Rapidità contro lentezza. E poi, naturalmente,
molteplicità e leggerezza: Iago è modernissimo...Ma gli mancano
visibilità ed esattezza (sì, questo è Calvino).
Ed è un guaio grosso, perché rapidità e leggerezza senza esattezza
“sono calunnia come bora che spazza: sono innocenti in galera
e assassini che cantano vittoria”. E’ questo e Shakespeare.
Che forse è stato il più grande raccontatore di storie del mondo,
e quindi continua a incantarci, a spiegarci un sacco di cose,
e anche a salvarci la vita.Perché, come dice Ivano Fossati,
“di precise parole si vive, e di grande teatro”. Lella Costa
/ Gabriele Vacis
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